“In aiuto alle PMI”
Stiamo vivendo forse la più grave crisi economica del dopoguerra dove, perdita di competitività,surriscaldamento dell’inflazione e diminuzione del costo del denaro incidono ancora piu’ pesantemente sulla nostra economia.
Nonostante i dati Istat rilevino che l’inflazione oscilla all’interno della “forchetta” compresa fra 1,7% e 2,%, ormai non è piu’ un mistero accorgersi che invece negli ultimi 3 anni siamo passati dal pagare una pizza 8.000 lire agli 8 Euro attuali pari quindi a circa il 100%. La gente comune se ne è accorta da sempre perche’ ormai non riesce ad arrivare a fine mese ne’ con lo stipendio ne’ tantomeno con la pensione.
Il problema è serio e investe quasi tutti i campi economici ma per ora affrontero’ la crisi esistenziale della piccola e media impresa considerata, non a torto, il polmone produttivo di molte regioni italiane e che rappresenta un baluardo a difesa del sistema politico democratico. Basta pensare che le PMI rappresentano la piccola e media borghesia essenziale e determinante elemento che funge da “cuscinetto” antiattrito fra proletariato urbano/agricolo e grande industria.
Per cercare di elaborare soluzioni atte perlomeno a migliorare la situazione anzidetta, a mio avviso è importante principalmente il fattore tempo.
Nei rapporti fra le banche e le PMI, ci accorgiamo ogni giorno che passa che, è la stessa Società a dover fare da “banca” anticipando il piu’ delle volte i pagamenti ai fornitori senza aver ancora percepito il compenso per il lavoro svolto.
Molte aziende hanno chiuso l’attività perchè hanno avuto sensibili ritardi nei pagamenti dei loro clienti (crediti) e nel frattempo hanno onorato i debiti verso i propri fornitori.
Non si vuole fare una crociata contro le banche che operano per un guadagno proprio e non sono quindi interessate ad un possibile risanamento economico delle imprese ma si vuole porre l’accento su una esigenza di un nuovo piano di sviluppo economico dove le imprese finalmente possano trovare aiuto per la propria sopravvivenza.
Una soluzione potrebbe essere quella di istituire una “banca consortile regionale” di nuova concezione rivolta a sostenere le attività produttive tramite l’utilizzo di strutture e capitali già esistenti e operanti a sostegno delle PMI, dello sviluppo e ricerca, e delle attività Istituzionali quali i Consorzi Fidi e garanzia, i Parchi scientifici e tecnologici, e le Regioni, Camere di Commercio, Enti per lo sviluppo.
Per poter realizzare tale progetto necessita l’esistenza da parte delle Istituzioni di una vera volontà di agire (in aiuto) e di riunire sotto un unico denominatore comune tutte le realtà presenti sul territorio e “mappare” quindi il sistema Italia.
Una sorta di “Osservatorio” che già esiste (nel nome) ma che deve arrivare a supportare le esigenze del mondo economico domestico.
Detta Banca Consortile Regionale quindi, potrebbe analizzare i progetti delle varie realtà e facilitarne ( se realizzabili) la nascita tramite venture capital privati o istituzionali coperti da Obbligazioni domestici da rivendere all’interno dei circuiti bancari.
Per quanto riguarda il timing sui pagamenti, si dovrebbe assolutamente evitare alla PMI di fare lei stessa da banca (pagare i fornitori senza aver ancora incassato i crediti dei lavori svolti) tassando il debito sull’anno al massimo al 2%.
Fabio Durante
Durante Consulting srl
www.durante-consulting.net